martedì 16 marzo 2010



Il protagonista è senza nome; una delle poche figure inventate del romanzo. Durante il racconto di nomi ne prende vari: all'inizio, seguendo il Magister Thomas usa il suo originario, in seguito si fa chiamare Gustav Metzger, Lucas Niemanson, Lienhard Jost, Gerrit Boeckbinder, Lot, Hans Grüeb, Ludwig Schaliedecker, Tiziano e Ismael Il-Viaggiatore-Del-Mondo. Prende parte a buona parte delle sollevazioni e rivolte nell'Europa centrale del suo tempo.




* Questa fatica, che torna ad addentarmi, l'avevo scordata, annullata dalla forza di chi si arrampica oltre l'orlo della disfatta. (p. 20)
* In questa vita ho imparato una cosa sola: che l'inferno e il paradiso non esistono. Ce li portiamo dentro dovunque andiamo. (p. 154)
* La libertà dello spirito non ha prezzo, ma questo mondo vuole imporne uno a ogni cosa. (p. 160)
* Gli amici sono morti e per quelli che restano ho scoperto di essere sordo. Dio non c'entra più; ci ha abbandonato in un giorno di primavera, sparendo dal mondo con tutte le sue promesse e lasciandoci in pegno la vita. La libertà di spenderla tra quelle cosce bianche. (p. 170)
* La loro tolleranza era un lusso per benestanti che non sarebbe mai andata oltre la concessione di un piatto di minestra ai poveri. (187)
* Aveva qualcosa di terrificante nello sguardo: l'innocenza. (p. 207)
* Ieri ho domandato a un pargolo di cinque anni chi fosse Gesù. Sapete cosa ha risposto? Una statua. (p. 223)
* É la consapevolezza che mi avevi dato: non libereremo mai i nostri spiriti, senza liberare i nostri corpi. (p. 237)
* Il segno non è introno a te, non è nei muri, nei mattoni, nella calce, nei ciottoli, no, non troverai ciò che vai cercando. Il segno è la ricerca stessa, il segno sei tu che arranchi nel fango delle strade. (p. 237)
* Ero più vicino io a Dio in mezzo alle mie puttane che tutti quei letterati con la puzza sotto al naso e che poi venivano a farsi trattare i piselli da loro! (p. 245)
* Sradica l'albero genealogico dell'avversario con la forza del turpiloquio. (p. 256)
* Non rinnegare mai a te stesso ciò per cui hai combattuto. [...] La sconfitta non rende ingiusta una causa. (p. 335)
* La memoria. Sacca piena di cianfrusaglie che rotolano fuori per caso e finiscono col meravigliarti, come se non fossi stato tu a raccoglierle, a trasformarle in oggetti preziosi. (p. 345)
* Vedi? Il denaro non lo puoi rovesciare: comunque lo giri ti mostra sempre una faccia. (p. 355)
* La differenza tra un Papa e un profeta è solo nel fatto che si contendono l'un l'altro il monopolio della verità, della parola di Dio. (p. 356)
* I libri cambiano il mondo soltanto se il mondo riesce a digerirli. (p. 415)

giovedì 4 marzo 2010


Il tipico romanzo "psicologico" tende a essere informe. I russi e i discepoli dei russi hanno dimostrato fino alla noia che nessun uomo è impossibile: suicidi per felicità, assassini per benevolenza, persone che si adorano fino al punto di separarsi per sempre, delatori per fervore e per umiltà... Questa totale libertà diventa alla fine equivalente al totale disordine. (p. 17-18)

lunedì 1 marzo 2010

volendolo o nolendolo...

Abele e Caino s'incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: "Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima". "Ora so che mi hai perdonato davvero" disse Caino "perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare". Abele disse lentamente: "È così. Finché dura il rimorso dura la colpa".


sabato 6 febbraio 2010

il Bambino Orango

Puntata numero 3 : il bambino Orango.

Il bambino Orango è un avvocato 32enne che da sempre sfiora il metro e settanta. Perennemente impegnato nel raggiungimento di questo obiettivo si sveglia, il giorno del suo compleanno con la sana intenzione di portare Gingillo, il suo fedele compagno di giochi, ad orinare. Ma alterna Fortuna lo aspetta al varco : una antipatica maniglia infatti gli ostruisce la strada, mentre il suo bisogno aumenta la pressione e la pressione stringe la vescica e la vescica alimenta il nervosismo. Difficile riflettere in cotale disperata condizione. Così il piccino inizia a picchiare violentemente l'ostacolo ligneo, laddove infatti la ragione non può arrivare spesso è la violenza a sistemare le questioni. La questione, arcigna e riottosa però, non voleva farsi sistemare, così l'accigliato ma mai domo ometto ingrugnito inizia a cercare soluzioni tastando piccole finestre che danno verso la luce, forse la salvezza, sicuramente il cesso. Che so ? Infilare un braccio per trovare una maniglia esterna, rattrappirsi fino ad uscire da un pertugio di 10 per 10 centimetri, qualunque soluzione quella mente disperata va cercando con le mani, avendo evidentemente adbicato il cervello alla soluzione dell'inestricabile dilemma. Ma ecco,passati 10 minuti, le sue umide e aperte pupille trovano le altrettanto aperte pupille del bambino quadrato, che felicemente svegliatosi grazie alle continue mazzate sulla porta accorre al grido di aiuto del bambino.L' Orango cavernoso intima "Quadro, provaci tu !". Tre secondi dopo il bambino quadrato dopo aver pronunciato ad alta voce le parole "Non si solleva, scorre", e celato una maledizione tra i denti, tra le risate del bambino Cesaroni può finalmente rimettersi a dormire. Sereno.

Grazie Enrico, io ti voglio bene.

Q.

martedì 26 gennaio 2010

Prologo

Dal diario di SEBASTIANO R.
Giugno 1975

Ho voluto vincere. Ho voluto vincere a qualunque costo; che pagassi io o meno. Avrei accettato anche di essere io il prescelto ma, del resto, non è mai accaduto che il vincitore della Corsa fosse anche il prescelto. Sono due persone diverse. Lo sono sempre state. Devono esserlo. Chi vince vive. E con lui vive la città. E Chi muore … beh muore perchè la città rinasca. Rinasca forte in tutte le sue tradizioni, nella sua dimensione presente e con tutta la gloria del suo passato. La gloria della battaglia di Vallinfreda vinta contro i Farnese, la gloria della battaglia vinta a Montopoli contro gli Orsini. La gloria di una libertà fiera. La gloria di decenni e decenni di libertà. Io non so chi dovrà morire, né mi sento responsabile della sua morte. Mi è stato chiesto semplicemente di correre. E la sorte mi ha dato Capablanca, il miglior cavallo possibile. Non l'ho scelto io. Alla fine a pensarci bene non ho neanche vinto io. Ha fatto tutto il cavallo. Nessuna esitazione a nessuna curva. Si è buttato dentro sempre come se la vittoria fosse necessaria ed i rischi, tutti i rischi, inesistenti, inutili come una vita mediocre. A ponte di Sopra ero già davanti. Alla compressione di via dei banchi nessun' altro rione era neanche lontanamente competitivo. Era tutto scontato. Senza alternative. Necessario come la vita. Necessario come Dio. All'ingresso della bocca di San marco quando il buio mi ha inghiottito tremavo come un bambino. Avevo vinto, lo sapevo già che avevo vinto, ed avevo una paura infinita. Un paura innominabile. Sulla piazza tutti si aspettavano la mia vittoria ma nessuno in fondo al proprio cuore sperava che fosse reale. Che accadesse davvero. Un miracolo, un incidente, la pioggia, un azzoppamento, avrebbero preferito una qualunque assurdità. Ma in realtà tutti sapevano che avrei vinto. Il silenzio che ha accompagnato il mio ingresso nella piazza non potrà mai dimenticarlo. La mia gente mi ha tradito. Ha tradito il mio futuro. Ho solo 17 anni. Solo 17 anni. Ieri festeggiavano la vittoria e già oggi i primi hanno iniziato a dirmi che ho armato la mano dell'assassino. Che per la gloria di me stesso e della mia gente, per il venerabile rione di Ponte, avevo sacrificato una persona innocente. Ma loro! Mi hanno voluto loro per la corsa. Loro hanno voluto che vincessi. Loro pensavano che fossi il miglior cavaliere possibile. Il sorteggio mi ha messo su quel cavallo. Io non c'entro. Io ho solo assecondato quel demonio. Il frustino l'ho usato solo alla partenza. Tre scudisciate e basta. Il resto del tempo l'ho passato a reggermi. Io non c'entro. Io. Io. Io. Non ho voluto tutto questo.

lunedì 23 novembre 2009

un altro uomo (o lo stesso) si dà fuoco e osserva gli effetti del suo illuminarsi

Da zero alla metà della IIa traccia:

MA NO, guardi Signora mia, 'sta cosa della morte non è mica poi una grande grande cosa sa ? Certo un po' di fastidio la dà, non è cosa semplice semplice che scivola via così, come fosse acqua ma, tutto questo preoccuparsi...fino dalla nascita addirittura... voglio dire ..si è nati che sono appena... 4 anni forse? E già a sentirsela spiegare. Ma dall'alto di quale esperienza poi mettersi a spiegare la morte. MA aspettiamolo un poco di tempo a porsi il problema....C'è qualcos'altro? C'è qualcos'altro. DOPO.
Questo DOPO, tutti con questo DOPO... come se in effetti ci si potesse fare qualcosa, si potesse far esistere un DOPO...Ma poi, dico IO, uno per pessimo possa essere stato nel centinaio di anni che gli viene dato, ma deve essere proprio punito per l'eternità. Ma QUI qualcuno ha idea di quanto lunga sia l'ETERNITA'? Io mi ricordo che ero un bambino appena e mia madre con due occhi agitatissimi a spiegarmi che la tartaruga che che era volata dal balcone [che per altro IO avevo gettato dal balcone ] non si sarebbe più affacciata dall'acquario. MAI PIU'. E questo PERCHE' era morta. MORTA, MORTA, MORTA. Questo NON voler accettare che alla fine semplicemente c'è ...una fine. C'ho messo manco mezzo respiro IO a capire la questione. I-O!!! POI, SIGNORA vuole che le dica la verità ? IO, Camilla, la mia tartaruga l'ho salvata. SAL-VA-TA. Ha avuto miglior vita in quei quattro cinque secondi di volo che in quella decina di litri di esistenza. Due bracciate una parete. Due zampate una parete. 4 pareti.1 fondo e come cielo il soffitto della cucina. IO CAMILLA l'ho salvata da sé stessa. Ha capito Signora mia? CAMILLA come lei e come me la vita non se l'è potuta dare, ma CAMILLA neanche la morte se la poteva dare. IO e LEI, Signora mia, invece sì; la morte ce la possiamo dare. Avoja.
Insomma...la cosa mi infervora Signora un po'; abbia pazienza; ma da morto la questione di COME sono morto la prendo un pochino sul personale. MI PERDONA ? Ah grazie. Poi ascolto io la sua di morte. Glielo prometto, ma ora non mi interrompa. Insomma a 32 anni. NEANCHE un capello bianco, Signora. Neanche uno. Era di sabato, ero stato dal barbiere e mi ero tagliato i capelli, tornando a casa, c'era la mia macchina parcheggiata. Io spesso, sono...ERO mi perdomi... ERAVAMO dice? Sì, sì è vero però il rimbambito ERO/SONO io per cui, IO, ero un po' rimbambito e per cui a ME...non volevo darle della rimbambita mi capirà...A ME capitava di rimanere senza benzina. Alla 4a volta nel tentativo, vano, di difendermi da me stesso avevo comprato una tanica di plastica da 10 litri. Che tenevo in macchina. Me la faccio riempire dal benzinaio faccio quei pochi metri ed entro in casa. Una piccola casetta indipendente ereditata da una zia morta senza figli. Coi prezzi di oggi altrimenti Signora E QUANDO me la sarei potuta permettere una casa? Viviamo in Italia, una nazione che dei suoi giovani non vuole proprio sentirne parlare. Avessero mai delle idee e l'indipendenza economica per metterle in pratica. Uscissero di casa i ragazzi già 20 anni
e poi le MAMME di cosa camperebbero ? Di quali orgogli? Di quali ansie ? NOOOOOOOOO SIGNORAAAAAAAAAAAAA non voglio dire che voi mamme siete inutili. Sì ...Sì...Sì.. OK MA...Sì.. SI'VVABBENE... la FAMIGLIA è una istituzione sacra è vero...La Mamma è il CARDINE della famiglia Sì...Sì...Ha ragione lei...MA INSOMMA STAVO PARLANDO DELLA MIA MORTE MI VUOLE ASCOLTARE ??? ...Scusi scusi scusi a volte perdo il controllo ed alzo la voce... continuo allora...Mi perdoni, mi perdoni....Continuo; è meglio. Allora entro dentro casa e prendo un vecchio tappeto di design bianco e nero sostanzialmente, con una strana fantasia a cerchi concentrici tagliata la linee trasversali(design di IKEA Signora...Eh certo... SONO/ERO solo un piccolo programmatore con un lavoro dipendente. Che crede? Non ho mica i soldi IO...Non posso mica scegliere se evadere il fisco o meno IO...Sì cmq si trovano cose molto carine anche lì...Anche sua figlia COMPRA lì? Ma COMPRA o COMPRAVA ??? No no scusi, a volte faccio gaffe tremende...CMQ SIA E' vero alcune cose sono decisamente carine. Basta, basta , basta, insomma due punti prendo il tappeto e lo porto all'ingresso. Io all'ingresso ho messo un bell'armadio. L'ho voluto grande: 8 ante. NON si sa mai è vero ? Lo diceva anche la mia di mamma. Ah eccola lì. Poi gliela presento se vuole. Allora 8 ante di cui le centrali a specchio...che ingrandiscono l'ambiente, che era anche un po' buio in verità, e che mi permettevano anche di darmi una bella occhiata prima di uscire. A figura intera. Eh sì, questo mondo figlio di una estetica avida vorace ed insaziabile...Allora METTO il tappeto davanti e mi siedo a guardarmi. Non un capello bianco. Un poco di pancetta. MANCO TANTA le giuro. Dice che si intuisce che mento anche se ora che siamo incorporei ??? Touchè.Touchè. Ok non proprio poca pancia ma cmq un fisico piuttosto prestante. Con questo torace e queste spalle poi...Devo tagliare con le farneticazioni dice ? OK... taglio, taglio. ALLORA MI VERSO LA TANICA DI BENZINA SULLA TESTA e rimango un poco lì a fissarmi. No non ero indeciso sul da farsi e non avevo paura. DICE CHE AVEVO PAURA ? No GUARDI LE GIURO : ho avuto paura di un sacco di cose. Dell'opinione che gli altri potessero avere di me. Ho avuto paura dei brutti voti. Per un periodo anche dei cani; e delle bambole per un altro. Cadere da un ponte. Soprattutto cadere da un ponte. MA DELLA MORTE NOOOOOOO. E questo perchè ho sempre guardato alla faccia oscura della luna, invece che cercare un senso nella rassicurante parte bella impregnata di luce. L'ho cercato sull'altra faccia. E l'ho trovato. DOVE L'AVREI TROVATO L'ILLUMINAZIONE? Che strana domanda Signora...Cmq ne sono rimasto accecato in piazza Bra, a Verona, un paio di giorni prima di... passare dal benzinaio. Ero lì per lavoro e avevo appena comprato un gelato. Entravo sulla piazza da un strada laterale tenendo alla mia destra i due archi di accesso alla città antica. LA BAMBINA ???? E COME SA della bambina???

giovedì 19 novembre 2009

Bonus Track

In Giappone tra domani e l'altro domani.

Bonus Track

Episodio 7* di 6

Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end.

La canzone era finita. Nonna e Nonno non si erano accorti di nulla, l'una perchè non era cerebralmente in grado, il secondo a causa della cataratta.
Ruggero si avvicinò all'ingegnere. Era riverso per terra in posizione fetale. Tremava. Il grande taglio trasversale sul torace faceva fuoriuscire un ruscello di sangue denso e scuro che inesorabilmente scorreva fino a formare una piccola pozza lì dove il declivio andava a terminare.
“ Non voglio neanche sapere se è esistito un uomo prima di me” gli disse Alasondro Altoneen come a consegnargli in un terrificante sforzo il suo testamento spirituale.
Ruggero sarebbe stata l'ultima persona che avrebbe visto vivo. La risposta fu uno sguardo incurante ed una sola parola : “Abbozza”.
Un sesto uomo, un tipo strano, bassotto e compatto scriveva incessamentemente su una moleskine, protetta dalla pioggia dal suo torace ipertrofico. Milvia gli puntò lo sguardo nell'anima.” Le tue opinioni sono brutte.”Disse. “Tutte”. Confermò. E chiuse.

* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.

domenica 8 novembre 2009

Né per il mare, né per il bosco.

In Giappone tra domani e l'altro domani.

Né per il mare, né per il bosco.

Episodio* 6 di 6.

Ruggero sceso per ultimo dal treno era qualche metro indietro ed ancora pensava a come raggiungere la località di montagna dove avrebbero passato i prossimi due, tre giorni. Quell'idea non lo sconfinferava un granchè. Alla sua età alla vita chiedeva tonnellate e tonnellate e tonnellate di azione; alla meditazione tanto cara alla nonna lui non era proprio interessato. Guardò ancora la mappa. Giunse alla conclusione che non ci stava capendo pressochè nulla; frugò nella tasca destra dei suoi pantaloni, tirò fuori ed accese il suo I-Touch. Il lettore optò per l'ultima traccia di un album del '95, Murders Ballads e lui prese a canticchiarla.
” And all that you held sacred
Falls down and does not mend
Just remember That death is not the end...”

La versione del vecchio Nick Cave era sicuramente più convincente dell'originale di Dylan; Ruggero decise che come colonna sonora per i prossimi minuti poteva anche andar bene.
A qualche passo di distanza lo scintillio dell'acciaio di Sicilia brillava intenso in una giornata giapponese di sole.
Una vecchia tradizione accomuna Tokio e Catania, l'Etna ed il Fuji, i giardini zen ed i giardini di Naxos : la Katana che vede la luce diretta del sole deve bere il sangue dell'avversario. Tuttopube fece roteare la spada due volte sopra la sua testa, accennò due passi di charleston, terminando la figura in una posizione di attesa di assoluta perfezione e straordinario equilibrio.
Milvia guardandolo ammirata sospirò' "Secondo me tu hai le braccia da ragazzo degli anni '70". La nonna era evidentemente andata . Finita. Kaputt.
Ruggero continuava a cantare:
“When you're standing on the crossroads
That you cannot comprehend
Just remember that death is not the end”.

Altoneen si accovaccò e mettendosi a frugare nel suo zaino tirò fuori due antichi bastoni. Un ghigno atroce si dipinse sul suo volto. Il discendente del gigante miope morto di trauma cranico era lui, l'ingegnere Alasondro Altoneen.
Millenni di storia, di allenamento, di sudore si preparavano alla battaglia definitiva in un parcheggio giapponese, tra una Daihatsu Tanto, due crossover Toyota, una Honda Civic 3 porte, un albero rinsecchito ed un treno giallo fermo; nè il mare per platea, né un bosco centenario a circoscrivere il ring; solo uno squallidissimo e qualunque parcheggio .
Altrettanto fermo in una posizione di stabile allerta, un braccio davanti allo sterno e il secondo, il destro, lungo la gamba sinistra. Alasondro teneva ben stretti i due bastoni.
“Anni ed anni di Wing Chung” disse a voce bassa” Tutti i giorni mi sono allenato contro quello stupido pupazzo di legno” ansimava e schiumava rabbia fissando la lama sguainata “nel silenzio e nell'ombra ho perfezionato il mio Kali. Ho combattuto e vinto i 4 maestri; ho preso a calci in culo il signore del Sikaran. E a schiaffi quello del Panantukan. Ho umiliato il maestro del Hubud Lubud e sconfitto in soli 30 secondi il grande lottatore Dumog .”fece una pausa “Io sono immortale”concluse pronunciando le ultime parole con estrema lentezza; buttò poi gli occhi direttamente dentro quelli dell'avversario.
“Tuttopube”gridò“Sei tuttomorto” .
“Oh guarda i Buddhini”esclamò la nonna affrettando i passi verso un altare poco lontano. A lei quanto stava accadendo poteva anche interessare alla fine ma, alla sua demenza senile evidentemente no; preferiva altro. Prese Ruggero per la mano portandolo via.”Lo shintosimo ? Me piace sempre di più lo shintoismo. E' tozzo!" disse il ragazzo. Poi continuò a cantare :
“ When the storm clouds gather round you
And heavy rains descend
Just remember that death is not the end
And there's no-one there to comfort you
With a helping hand to lend
Just remember that death is not the end ...”

Il cielo si era improvvisamente coperto di nubi dense e minacciose. L'ingegner Altoneen fece la prima mossa lanciandosi velocissimo contro Tuttopube. I suoi Sinawali si muovevano velocissimi attorno al corpo che si contorceva senza offrire alla vista alcun riferimento stabile. Il segreto della sua arte era il movimento rotatorio sull'asse centrale. Tanto veloce quanto letale. Muovendosi faceva sibilare i bastoni nell'aria quasi a ferirla, a violentarne la stabilità. Sembrava un tifone del Pacifico. Irreversibile. Infinito.
Tuttopube mosse la Katana. Un movimento secco e frontale da destra in alto verso sinistra in basso.
“Dio. Porce ”.


* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.

domenica 1 novembre 2009

sabato 31 ottobre 2009

TuttoPube il Katanese

I Sentieri della nonna, in Giappone tra domani e l'altro domani

"TuttoPube il Katanese"
Episodio* 5 di 6

Il treno era arrivato ma il viaggio era ancora lungo; raccolti gli zaini e scesi pochi scalini una nuova biglietteria attendeva i sei compagni di viaggio. Qui andò in onda la solita scenetta: ognuno per affermare la propria sagacia sosteneva la propria idea su quale fosse la direzione giusta quale il corretto autobus, il percorso più veloce o quello più economico; solo l'ingegnere, stanco di risolvere continuamente problemi non partecipava alla gara lasciando compagni carta bianca su tutto. Se ne stava in disparte e guardandosi attorno pensava tra sé e sé "Mado' sono il più alto della stazione. Nessuno è più alto di me. Questo che vantaggio sociale mi dà ?"
Milvia si era gettata su una sua coetanea giapponese chiedendole informazioni su come recarsi sull'isola di Mihajima che lei si ostinava a chiamare the Monkey's island. La signora Midori dopo aver frugato incessantemente tra le sue memorie alla ricerca di una improbabile isola delle scimmie ebbe una fortunata ispirazione “No Monkeys!!! Bambies !!! Bambie's island!!!” le indicazioni successive non furono ulteriormente ascoltate anche perchè il gruppo non si stava recando su nessuna stupida isola; quello specifico luogo, Mihajima, peraltro era stato già visto qualche giorno prima ma le capacità cerebrali di Milvia avevano definitivamente ceduto alla stanchezza, le sillabe tendevano a fondersi tra di loro e qualunque sua affermazione era di fatto un accozzaglia di suoni priva di significato.
Un secondo tentativo di dirottare il gruppo verso Shinjo, fu stoppato a pochi metri da Milvia dall'ingegnere che aveva, evidentemente e finalmente, una risposta sui vantaggi sociali della sua altezza “No Shinjo no, nè Toposhinjo né altrove tu dica di andare,” Affermò categorico. Tuttopube che per l'ennesima volta si sentiva contraddire mise mano immediatamente alla sua Katana a serramanico.
Lo scintillio dell'acciaio di Sicilia brillò in una giornata giapponese di sole.
Quella spada forgiata direttamente da Efesto, o almeno così si diceva, nelle segrete fucine dell'Etna, aveva passato indenne generazioni di Tuttipube per finire tra le sue mani, ultimo erede di una tradizione di vendette brutali, giustizia ordalica e fiumi di sangue arterioso.
La leggenda voleva che il Dio greco, convinto da Prometeo a creare l'arma più letale che si potesse maneggiare, a seguito dell'incatenamento del suo committente ad una montagna si decise a regalare a due viaggiatori le armi prodotte dalla sua incudine, dal suo martello e dal suo claudicante talento.
Una prima persona, un uomo incredibilmente alto, scelse i bastoni Filippini; al secondo, l'avo di Tuttopube per l'appunto, non rimase che la katana. Prometeo che però aveva richiesto un' arma ed una sola, profetizzò dalla montagna che una delle due avrebbe un giorno vicino o lontano, provato la sua superiorità sull'altra.
Lo scontro a memoria umana non ebbe mai luogo.
L'uomo dei bastoni filippini fu assoldato dai Pigmei che erano impegnati nella loro lunga guerra contro; un giorno, tornando da una battaglia , stanco ma soprattutto disabituato alle dimensioni delle abitazioni di quel remoto paese, , sbattè violentemente la testa contro la traversa di una porta e morì; per quanto si sostenesse quell'uomo avesse un figlio e che quel figlio fosse con lui al suo spirare non ci fu modo di rintracciare né il ragazzo né i bastoni.
Efesto cui doveva comunque esser nota la risposta d'altro canto non risolse la questione; la scomparsa del politeismo di matrice greco-romana dall'orizzonte culturale europeo fece il resto annegando definitivamente quesito e soluzione nelle melmose acque dell'oblio. Melmose almeno fino a quel momento.
Ti uso come boa di carne” gridò ad Altoneen puntandogli contro la mai vinta lama.
“Io sono Tuttopube il Katanese ed ora anche tu proverai l'eleganza del dolore”
L'alba di un ghigno tutt'altro che sorpreso illuminò il volto dell'ingegnere.

A sabato prossimo per il quinto episodio : Nè per il mare, nè per il bosco.

* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.