martedì 26 gennaio 2010
Prologo
Dal diario di SEBASTIANO R.
Giugno 1975
Ho voluto vincere. Ho voluto vincere a qualunque costo; che pagassi io o meno. Avrei accettato anche di essere io il prescelto ma, del resto, non è mai accaduto che il vincitore della Corsa fosse anche il prescelto. Sono due persone diverse. Lo sono sempre state. Devono esserlo. Chi vince vive. E con lui vive la città. E Chi muore … beh muore perchè la città rinasca. Rinasca forte in tutte le sue tradizioni, nella sua dimensione presente e con tutta la gloria del suo passato. La gloria della battaglia di Vallinfreda vinta contro i Farnese, la gloria della battaglia vinta a Montopoli contro gli Orsini. La gloria di una libertà fiera. La gloria di decenni e decenni di libertà. Io non so chi dovrà morire, né mi sento responsabile della sua morte. Mi è stato chiesto semplicemente di correre. E la sorte mi ha dato Capablanca, il miglior cavallo possibile. Non l'ho scelto io. Alla fine a pensarci bene non ho neanche vinto io. Ha fatto tutto il cavallo. Nessuna esitazione a nessuna curva. Si è buttato dentro sempre come se la vittoria fosse necessaria ed i rischi, tutti i rischi, inesistenti, inutili come una vita mediocre. A ponte di Sopra ero già davanti. Alla compressione di via dei banchi nessun' altro rione era neanche lontanamente competitivo. Era tutto scontato. Senza alternative. Necessario come la vita. Necessario come Dio. All'ingresso della bocca di San marco quando il buio mi ha inghiottito tremavo come un bambino. Avevo vinto, lo sapevo già che avevo vinto, ed avevo una paura infinita. Un paura innominabile. Sulla piazza tutti si aspettavano la mia vittoria ma nessuno in fondo al proprio cuore sperava che fosse reale. Che accadesse davvero. Un miracolo, un incidente, la pioggia, un azzoppamento, avrebbero preferito una qualunque assurdità. Ma in realtà tutti sapevano che avrei vinto. Il silenzio che ha accompagnato il mio ingresso nella piazza non potrà mai dimenticarlo. La mia gente mi ha tradito. Ha tradito il mio futuro. Ho solo 17 anni. Solo 17 anni. Ieri festeggiavano la vittoria e già oggi i primi hanno iniziato a dirmi che ho armato la mano dell'assassino. Che per la gloria di me stesso e della mia gente, per il venerabile rione di Ponte, avevo sacrificato una persona innocente. Ma loro! Mi hanno voluto loro per la corsa. Loro hanno voluto che vincessi. Loro pensavano che fossi il miglior cavaliere possibile. Il sorteggio mi ha messo su quel cavallo. Io non c'entro. Io ho solo assecondato quel demonio. Il frustino l'ho usato solo alla partenza. Tre scudisciate e basta. Il resto del tempo l'ho passato a reggermi. Io non c'entro. Io. Io. Io. Non ho voluto tutto questo.
Giugno 1975
Ho voluto vincere. Ho voluto vincere a qualunque costo; che pagassi io o meno. Avrei accettato anche di essere io il prescelto ma, del resto, non è mai accaduto che il vincitore della Corsa fosse anche il prescelto. Sono due persone diverse. Lo sono sempre state. Devono esserlo. Chi vince vive. E con lui vive la città. E Chi muore … beh muore perchè la città rinasca. Rinasca forte in tutte le sue tradizioni, nella sua dimensione presente e con tutta la gloria del suo passato. La gloria della battaglia di Vallinfreda vinta contro i Farnese, la gloria della battaglia vinta a Montopoli contro gli Orsini. La gloria di una libertà fiera. La gloria di decenni e decenni di libertà. Io non so chi dovrà morire, né mi sento responsabile della sua morte. Mi è stato chiesto semplicemente di correre. E la sorte mi ha dato Capablanca, il miglior cavallo possibile. Non l'ho scelto io. Alla fine a pensarci bene non ho neanche vinto io. Ha fatto tutto il cavallo. Nessuna esitazione a nessuna curva. Si è buttato dentro sempre come se la vittoria fosse necessaria ed i rischi, tutti i rischi, inesistenti, inutili come una vita mediocre. A ponte di Sopra ero già davanti. Alla compressione di via dei banchi nessun' altro rione era neanche lontanamente competitivo. Era tutto scontato. Senza alternative. Necessario come la vita. Necessario come Dio. All'ingresso della bocca di San marco quando il buio mi ha inghiottito tremavo come un bambino. Avevo vinto, lo sapevo già che avevo vinto, ed avevo una paura infinita. Un paura innominabile. Sulla piazza tutti si aspettavano la mia vittoria ma nessuno in fondo al proprio cuore sperava che fosse reale. Che accadesse davvero. Un miracolo, un incidente, la pioggia, un azzoppamento, avrebbero preferito una qualunque assurdità. Ma in realtà tutti sapevano che avrei vinto. Il silenzio che ha accompagnato il mio ingresso nella piazza non potrà mai dimenticarlo. La mia gente mi ha tradito. Ha tradito il mio futuro. Ho solo 17 anni. Solo 17 anni. Ieri festeggiavano la vittoria e già oggi i primi hanno iniziato a dirmi che ho armato la mano dell'assassino. Che per la gloria di me stesso e della mia gente, per il venerabile rione di Ponte, avevo sacrificato una persona innocente. Ma loro! Mi hanno voluto loro per la corsa. Loro hanno voluto che vincessi. Loro pensavano che fossi il miglior cavaliere possibile. Il sorteggio mi ha messo su quel cavallo. Io non c'entro. Io ho solo assecondato quel demonio. Il frustino l'ho usato solo alla partenza. Tre scudisciate e basta. Il resto del tempo l'ho passato a reggermi. Io non c'entro. Io. Io. Io. Non ho voluto tutto questo.
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Dal diario di SEBASTIANO R. - Giugno 1975
lunedì 23 novembre 2009
un altro uomo (o lo stesso) si dà fuoco e osserva gli effetti del suo illuminarsi
Da zero alla metà della IIa traccia:
MA NO, guardi Signora mia, 'sta cosa della morte non è mica poi una grande grande cosa sa ? Certo un po' di fastidio la dà, non è cosa semplice semplice che scivola via così, come fosse acqua ma, tutto questo preoccuparsi...fino dalla nascita addirittura... voglio dire ..si è nati che sono appena... 4 anni forse? E già a sentirsela spiegare. Ma dall'alto di quale esperienza poi mettersi a spiegare la morte. MA aspettiamolo un poco di tempo a porsi il problema....C'è qualcos'altro? C'è qualcos'altro. DOPO.
Questo DOPO, tutti con questo DOPO... come se in effetti ci si potesse fare qualcosa, si potesse far esistere un DOPO...Ma poi, dico IO, uno per pessimo possa essere stato nel centinaio di anni che gli viene dato, ma deve essere proprio punito per l'eternità. Ma QUI qualcuno ha idea di quanto lunga sia l'ETERNITA'? Io mi ricordo che ero un bambino appena e mia madre con due occhi agitatissimi a spiegarmi che la tartaruga che che era volata dal balcone [che per altro IO avevo gettato dal balcone ] non si sarebbe più affacciata dall'acquario. MAI PIU'. E questo PERCHE' era morta. MORTA, MORTA, MORTA. Questo NON voler accettare che alla fine semplicemente c'è ...una fine. C'ho messo manco mezzo respiro IO a capire la questione. I-O!!! POI, SIGNORA vuole che le dica la verità ? IO, Camilla, la mia tartaruga l'ho salvata. SAL-VA-TA. Ha avuto miglior vita in quei quattro cinque secondi di volo che in quella decina di litri di esistenza. Due bracciate una parete. Due zampate una parete. 4 pareti.1 fondo e come cielo il soffitto della cucina. IO CAMILLA l'ho salvata da sé stessa. Ha capito Signora mia? CAMILLA come lei e come me la vita non se l'è potuta dare, ma CAMILLA neanche la morte se la poteva dare. IO e LEI, Signora mia, invece sì; la morte ce la possiamo dare. Avoja.
Insomma...la cosa mi infervora Signora un po'; abbia pazienza; ma da morto la questione di COME sono morto la prendo un pochino sul personale. MI PERDONA ? Ah grazie. Poi ascolto io la sua di morte. Glielo prometto, ma ora non mi interrompa. Insomma a 32 anni. NEANCHE un capello bianco, Signora. Neanche uno. Era di sabato, ero stato dal barbiere e mi ero tagliato i capelli, tornando a casa, c'era la mia macchina parcheggiata. Io spesso, sono...ERO mi perdomi... ERAVAMO dice? Sì, sì è vero però il rimbambito ERO/SONO io per cui, IO, ero un po' rimbambito e per cui a ME...non volevo darle della rimbambita mi capirà...A ME capitava di rimanere senza benzina. Alla 4a volta nel tentativo, vano, di difendermi da me stesso avevo comprato una tanica di plastica da 10 litri. Che tenevo in macchina. Me la faccio riempire dal benzinaio faccio quei pochi metri ed entro in casa. Una piccola casetta indipendente ereditata da una zia morta senza figli. Coi prezzi di oggi altrimenti Signora E QUANDO me la sarei potuta permettere una casa? Viviamo in Italia, una nazione che dei suoi giovani non vuole proprio sentirne parlare. Avessero mai delle idee e l'indipendenza economica per metterle in pratica. Uscissero di casa i ragazzi già 20 anni
e poi le MAMME di cosa camperebbero ? Di quali orgogli? Di quali ansie ? NOOOOOOOOO SIGNORAAAAAAAAAAAAA non voglio dire che voi mamme siete inutili. Sì ...Sì...Sì.. OK MA...Sì.. SI'VVABBENE... la FAMIGLIA è una istituzione sacra è vero...La Mamma è il CARDINE della famiglia Sì...Sì...Ha ragione lei...MA INSOMMA STAVO PARLANDO DELLA MIA MORTE MI VUOLE ASCOLTARE ??? ...Scusi scusi scusi a volte perdo il controllo ed alzo la voce... continuo allora...Mi perdoni, mi perdoni....Continuo; è meglio. Allora entro dentro casa e prendo un vecchio tappeto di design bianco e nero sostanzialmente, con una strana fantasia a cerchi concentrici tagliata la linee trasversali(design di IKEA Signora...Eh certo... SONO/ERO solo un piccolo programmatore con un lavoro dipendente. Che crede? Non ho mica i soldi IO...Non posso mica scegliere se evadere il fisco o meno IO...Sì cmq si trovano cose molto carine anche lì...Anche sua figlia COMPRA lì? Ma COMPRA o COMPRAVA ??? No no scusi, a volte faccio gaffe tremende...CMQ SIA E' vero alcune cose sono decisamente carine. Basta, basta , basta, insomma due punti prendo il tappeto e lo porto all'ingresso. Io all'ingresso ho messo un bell'armadio. L'ho voluto grande: 8 ante. NON si sa mai è vero ? Lo diceva anche la mia di mamma. Ah eccola lì. Poi gliela presento se vuole. Allora 8 ante di cui le centrali a specchio...che ingrandiscono l'ambiente, che era anche un po' buio in verità, e che mi permettevano anche di darmi una bella occhiata prima di uscire. A figura intera. Eh sì, questo mondo figlio di una estetica avida vorace ed insaziabile...Allora METTO il tappeto davanti e mi siedo a guardarmi. Non un capello bianco. Un poco di pancetta. MANCO TANTA le giuro. Dice che si intuisce che mento anche se ora che siamo incorporei ??? Touchè.Touchè. Ok non proprio poca pancia ma cmq un fisico piuttosto prestante. Con questo torace e queste spalle poi...Devo tagliare con le farneticazioni dice ? OK... taglio, taglio. ALLORA MI VERSO LA TANICA DI BENZINA SULLA TESTA e rimango un poco lì a fissarmi. No non ero indeciso sul da farsi e non avevo paura. DICE CHE AVEVO PAURA ? No GUARDI LE GIURO : ho avuto paura di un sacco di cose. Dell'opinione che gli altri potessero avere di me. Ho avuto paura dei brutti voti. Per un periodo anche dei cani; e delle bambole per un altro. Cadere da un ponte. Soprattutto cadere da un ponte. MA DELLA MORTE NOOOOOOO. E questo perchè ho sempre guardato alla faccia oscura della luna, invece che cercare un senso nella rassicurante parte bella impregnata di luce. L'ho cercato sull'altra faccia. E l'ho trovato. DOVE L'AVREI TROVATO L'ILLUMINAZIONE? Che strana domanda Signora...Cmq ne sono rimasto accecato in piazza Bra, a Verona, un paio di giorni prima di... passare dal benzinaio. Ero lì per lavoro e avevo appena comprato un gelato. Entravo sulla piazza da un strada laterale tenendo alla mia destra i due archi di accesso alla città antica. LA BAMBINA ???? E COME SA della bambina???
MA NO, guardi Signora mia, 'sta cosa della morte non è mica poi una grande grande cosa sa ? Certo un po' di fastidio la dà, non è cosa semplice semplice che scivola via così, come fosse acqua ma, tutto questo preoccuparsi...fino dalla nascita addirittura... voglio dire ..si è nati che sono appena... 4 anni forse? E già a sentirsela spiegare. Ma dall'alto di quale esperienza poi mettersi a spiegare la morte. MA aspettiamolo un poco di tempo a porsi il problema....C'è qualcos'altro? C'è qualcos'altro. DOPO.
Questo DOPO, tutti con questo DOPO... come se in effetti ci si potesse fare qualcosa, si potesse far esistere un DOPO...Ma poi, dico IO, uno per pessimo possa essere stato nel centinaio di anni che gli viene dato, ma deve essere proprio punito per l'eternità. Ma QUI qualcuno ha idea di quanto lunga sia l'ETERNITA'? Io mi ricordo che ero un bambino appena e mia madre con due occhi agitatissimi a spiegarmi che la tartaruga che che era volata dal balcone [che per altro IO avevo gettato dal balcone ] non si sarebbe più affacciata dall'acquario. MAI PIU'. E questo PERCHE' era morta. MORTA, MORTA, MORTA. Questo NON voler accettare che alla fine semplicemente c'è ...una fine. C'ho messo manco mezzo respiro IO a capire la questione. I-O!!! POI, SIGNORA vuole che le dica la verità ? IO, Camilla, la mia tartaruga l'ho salvata. SAL-VA-TA. Ha avuto miglior vita in quei quattro cinque secondi di volo che in quella decina di litri di esistenza. Due bracciate una parete. Due zampate una parete. 4 pareti.1 fondo e come cielo il soffitto della cucina. IO CAMILLA l'ho salvata da sé stessa. Ha capito Signora mia? CAMILLA come lei e come me la vita non se l'è potuta dare, ma CAMILLA neanche la morte se la poteva dare. IO e LEI, Signora mia, invece sì; la morte ce la possiamo dare. Avoja.
Insomma...la cosa mi infervora Signora un po'; abbia pazienza; ma da morto la questione di COME sono morto la prendo un pochino sul personale. MI PERDONA ? Ah grazie. Poi ascolto io la sua di morte. Glielo prometto, ma ora non mi interrompa. Insomma a 32 anni. NEANCHE un capello bianco, Signora. Neanche uno. Era di sabato, ero stato dal barbiere e mi ero tagliato i capelli, tornando a casa, c'era la mia macchina parcheggiata. Io spesso, sono...ERO mi perdomi... ERAVAMO dice? Sì, sì è vero però il rimbambito ERO/SONO io per cui, IO, ero un po' rimbambito e per cui a ME...non volevo darle della rimbambita mi capirà...A ME capitava di rimanere senza benzina. Alla 4a volta nel tentativo, vano, di difendermi da me stesso avevo comprato una tanica di plastica da 10 litri. Che tenevo in macchina. Me la faccio riempire dal benzinaio faccio quei pochi metri ed entro in casa. Una piccola casetta indipendente ereditata da una zia morta senza figli. Coi prezzi di oggi altrimenti Signora E QUANDO me la sarei potuta permettere una casa? Viviamo in Italia, una nazione che dei suoi giovani non vuole proprio sentirne parlare. Avessero mai delle idee e l'indipendenza economica per metterle in pratica. Uscissero di casa i ragazzi già 20 anni
e poi le MAMME di cosa camperebbero ? Di quali orgogli? Di quali ansie ? NOOOOOOOOO SIGNORAAAAAAAAAAAAA non voglio dire che voi mamme siete inutili. Sì ...Sì...Sì.. OK MA...Sì.. SI'VVABBENE... la FAMIGLIA è una istituzione sacra è vero...La Mamma è il CARDINE della famiglia Sì...Sì...Ha ragione lei...MA INSOMMA STAVO PARLANDO DELLA MIA MORTE MI VUOLE ASCOLTARE ??? ...Scusi scusi scusi a volte perdo il controllo ed alzo la voce... continuo allora...Mi perdoni, mi perdoni....Continuo; è meglio. Allora entro dentro casa e prendo un vecchio tappeto di design bianco e nero sostanzialmente, con una strana fantasia a cerchi concentrici tagliata la linee trasversali(design di IKEA Signora...Eh certo... SONO/ERO solo un piccolo programmatore con un lavoro dipendente. Che crede? Non ho mica i soldi IO...Non posso mica scegliere se evadere il fisco o meno IO...Sì cmq si trovano cose molto carine anche lì...Anche sua figlia COMPRA lì? Ma COMPRA o COMPRAVA ??? No no scusi, a volte faccio gaffe tremende...CMQ SIA E' vero alcune cose sono decisamente carine. Basta, basta , basta, insomma due punti prendo il tappeto e lo porto all'ingresso. Io all'ingresso ho messo un bell'armadio. L'ho voluto grande: 8 ante. NON si sa mai è vero ? Lo diceva anche la mia di mamma. Ah eccola lì. Poi gliela presento se vuole. Allora 8 ante di cui le centrali a specchio...che ingrandiscono l'ambiente, che era anche un po' buio in verità, e che mi permettevano anche di darmi una bella occhiata prima di uscire. A figura intera. Eh sì, questo mondo figlio di una estetica avida vorace ed insaziabile...Allora METTO il tappeto davanti e mi siedo a guardarmi. Non un capello bianco. Un poco di pancetta. MANCO TANTA le giuro. Dice che si intuisce che mento anche se ora che siamo incorporei ??? Touchè.Touchè. Ok non proprio poca pancia ma cmq un fisico piuttosto prestante. Con questo torace e queste spalle poi...Devo tagliare con le farneticazioni dice ? OK... taglio, taglio. ALLORA MI VERSO LA TANICA DI BENZINA SULLA TESTA e rimango un poco lì a fissarmi. No non ero indeciso sul da farsi e non avevo paura. DICE CHE AVEVO PAURA ? No GUARDI LE GIURO : ho avuto paura di un sacco di cose. Dell'opinione che gli altri potessero avere di me. Ho avuto paura dei brutti voti. Per un periodo anche dei cani; e delle bambole per un altro. Cadere da un ponte. Soprattutto cadere da un ponte. MA DELLA MORTE NOOOOOOO. E questo perchè ho sempre guardato alla faccia oscura della luna, invece che cercare un senso nella rassicurante parte bella impregnata di luce. L'ho cercato sull'altra faccia. E l'ho trovato. DOVE L'AVREI TROVATO L'ILLUMINAZIONE? Che strana domanda Signora...Cmq ne sono rimasto accecato in piazza Bra, a Verona, un paio di giorni prima di... passare dal benzinaio. Ero lì per lavoro e avevo appena comprato un gelato. Entravo sulla piazza da un strada laterale tenendo alla mia destra i due archi di accesso alla città antica. LA BAMBINA ???? E COME SA della bambina???
giovedì 19 novembre 2009
Bonus Track
In Giappone tra domani e l'altro domani.
Bonus Track
Episodio 7* di 6
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end.
La canzone era finita. Nonna e Nonno non si erano accorti di nulla, l'una perchè non era cerebralmente in grado, il secondo a causa della cataratta.
Ruggero si avvicinò all'ingegnere. Era riverso per terra in posizione fetale. Tremava. Il grande taglio trasversale sul torace faceva fuoriuscire un ruscello di sangue denso e scuro che inesorabilmente scorreva fino a formare una piccola pozza lì dove il declivio andava a terminare.
“ Non voglio neanche sapere se è esistito un uomo prima di me” gli disse Alasondro Altoneen come a consegnargli in un terrificante sforzo il suo testamento spirituale.
Ruggero sarebbe stata l'ultima persona che avrebbe visto vivo. La risposta fu uno sguardo incurante ed una sola parola : “Abbozza”.
Un sesto uomo, un tipo strano, bassotto e compatto scriveva incessamentemente su una moleskine, protetta dalla pioggia dal suo torace ipertrofico. Milvia gli puntò lo sguardo nell'anima.” Le tue opinioni sono brutte.”Disse. “Tutte”. Confermò. E chiuse.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
Bonus Track
Episodio 7* di 6
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end.
La canzone era finita. Nonna e Nonno non si erano accorti di nulla, l'una perchè non era cerebralmente in grado, il secondo a causa della cataratta.
Ruggero si avvicinò all'ingegnere. Era riverso per terra in posizione fetale. Tremava. Il grande taglio trasversale sul torace faceva fuoriuscire un ruscello di sangue denso e scuro che inesorabilmente scorreva fino a formare una piccola pozza lì dove il declivio andava a terminare.
“ Non voglio neanche sapere se è esistito un uomo prima di me” gli disse Alasondro Altoneen come a consegnargli in un terrificante sforzo il suo testamento spirituale.
Ruggero sarebbe stata l'ultima persona che avrebbe visto vivo. La risposta fu uno sguardo incurante ed una sola parola : “Abbozza”.
Un sesto uomo, un tipo strano, bassotto e compatto scriveva incessamentemente su una moleskine, protetta dalla pioggia dal suo torace ipertrofico. Milvia gli puntò lo sguardo nell'anima.” Le tue opinioni sono brutte.”Disse. “Tutte”. Confermò. E chiuse.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
domenica 8 novembre 2009
Né per il mare, né per il bosco.
In Giappone tra domani e l'altro domani.
Né per il mare, né per il bosco.
Episodio* 6 di 6.
Ruggero sceso per ultimo dal treno era qualche metro indietro ed ancora pensava a come raggiungere la località di montagna dove avrebbero passato i prossimi due, tre giorni. Quell'idea non lo sconfinferava un granchè. Alla sua età alla vita chiedeva tonnellate e tonnellate e tonnellate di azione; alla meditazione tanto cara alla nonna lui non era proprio interessato. Guardò ancora la mappa. Giunse alla conclusione che non ci stava capendo pressochè nulla; frugò nella tasca destra dei suoi pantaloni, tirò fuori ed accese il suo I-Touch. Il lettore optò per l'ultima traccia di un album del '95, Murders Ballads e lui prese a canticchiarla.
” And all that you held sacred
Falls down and does not mend
Just remember That death is not the end...”
La versione del vecchio Nick Cave era sicuramente più convincente dell'originale di Dylan; Ruggero decise che come colonna sonora per i prossimi minuti poteva anche andar bene.
A qualche passo di distanza lo scintillio dell'acciaio di Sicilia brillava intenso in una giornata giapponese di sole.
Una vecchia tradizione accomuna Tokio e Catania, l'Etna ed il Fuji, i giardini zen ed i giardini di Naxos : la Katana che vede la luce diretta del sole deve bere il sangue dell'avversario. Tuttopube fece roteare la spada due volte sopra la sua testa, accennò due passi di charleston, terminando la figura in una posizione di attesa di assoluta perfezione e straordinario equilibrio.
Milvia guardandolo ammirata sospirò' "Secondo me tu hai le braccia da ragazzo degli anni '70". La nonna era evidentemente andata . Finita. Kaputt.
Ruggero continuava a cantare:
“When you're standing on the crossroads
That you cannot comprehend
Just remember that death is not the end”.
Altoneen si accovaccò e mettendosi a frugare nel suo zaino tirò fuori due antichi bastoni. Un ghigno atroce si dipinse sul suo volto. Il discendente del gigante miope morto di trauma cranico era lui, l'ingegnere Alasondro Altoneen.
Millenni di storia, di allenamento, di sudore si preparavano alla battaglia definitiva in un parcheggio giapponese, tra una Daihatsu Tanto, due crossover Toyota, una Honda Civic 3 porte, un albero rinsecchito ed un treno giallo fermo; nè il mare per platea, né un bosco centenario a circoscrivere il ring; solo uno squallidissimo e qualunque parcheggio .
Altrettanto fermo in una posizione di stabile allerta, un braccio davanti allo sterno e il secondo, il destro, lungo la gamba sinistra. Alasondro teneva ben stretti i due bastoni.
“Anni ed anni di Wing Chung” disse a voce bassa” Tutti i giorni mi sono allenato contro quello stupido pupazzo di legno” ansimava e schiumava rabbia fissando la lama sguainata “nel silenzio e nell'ombra ho perfezionato il mio Kali. Ho combattuto e vinto i 4 maestri; ho preso a calci in culo il signore del Sikaran. E a schiaffi quello del Panantukan. Ho umiliato il maestro del Hubud Lubud e sconfitto in soli 30 secondi il grande lottatore Dumog .”fece una pausa “Io sono immortale”concluse pronunciando le ultime parole con estrema lentezza; buttò poi gli occhi direttamente dentro quelli dell'avversario.
“Tuttopube”gridò“Sei tuttomorto” .
“Oh guarda i Buddhini”esclamò la nonna affrettando i passi verso un altare poco lontano. A lei quanto stava accadendo poteva anche interessare alla fine ma, alla sua demenza senile evidentemente no; preferiva altro. Prese Ruggero per la mano portandolo via.”Lo shintosimo ? Me piace sempre di più lo shintoismo. E' tozzo!" disse il ragazzo. Poi continuò a cantare :
“ When the storm clouds gather round you
And heavy rains descend
Just remember that death is not the end
And there's no-one there to comfort you
With a helping hand to lend
Just remember that death is not the end ...”
Il cielo si era improvvisamente coperto di nubi dense e minacciose. L'ingegner Altoneen fece la prima mossa lanciandosi velocissimo contro Tuttopube. I suoi Sinawali si muovevano velocissimi attorno al corpo che si contorceva senza offrire alla vista alcun riferimento stabile. Il segreto della sua arte era il movimento rotatorio sull'asse centrale. Tanto veloce quanto letale. Muovendosi faceva sibilare i bastoni nell'aria quasi a ferirla, a violentarne la stabilità. Sembrava un tifone del Pacifico. Irreversibile. Infinito.
Tuttopube mosse la Katana. Un movimento secco e frontale da destra in alto verso sinistra in basso.
“Dio. Porce ”.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
Né per il mare, né per il bosco.
Episodio* 6 di 6.
Ruggero sceso per ultimo dal treno era qualche metro indietro ed ancora pensava a come raggiungere la località di montagna dove avrebbero passato i prossimi due, tre giorni. Quell'idea non lo sconfinferava un granchè. Alla sua età alla vita chiedeva tonnellate e tonnellate e tonnellate di azione; alla meditazione tanto cara alla nonna lui non era proprio interessato. Guardò ancora la mappa. Giunse alla conclusione che non ci stava capendo pressochè nulla; frugò nella tasca destra dei suoi pantaloni, tirò fuori ed accese il suo I-Touch. Il lettore optò per l'ultima traccia di un album del '95, Murders Ballads e lui prese a canticchiarla.
” And all that you held sacred
Falls down and does not mend
Just remember That death is not the end...”
La versione del vecchio Nick Cave era sicuramente più convincente dell'originale di Dylan; Ruggero decise che come colonna sonora per i prossimi minuti poteva anche andar bene.
A qualche passo di distanza lo scintillio dell'acciaio di Sicilia brillava intenso in una giornata giapponese di sole.
Una vecchia tradizione accomuna Tokio e Catania, l'Etna ed il Fuji, i giardini zen ed i giardini di Naxos : la Katana che vede la luce diretta del sole deve bere il sangue dell'avversario. Tuttopube fece roteare la spada due volte sopra la sua testa, accennò due passi di charleston, terminando la figura in una posizione di attesa di assoluta perfezione e straordinario equilibrio.
Milvia guardandolo ammirata sospirò' "Secondo me tu hai le braccia da ragazzo degli anni '70". La nonna era evidentemente andata . Finita. Kaputt.
Ruggero continuava a cantare:
“When you're standing on the crossroads
That you cannot comprehend
Just remember that death is not the end”.
Altoneen si accovaccò e mettendosi a frugare nel suo zaino tirò fuori due antichi bastoni. Un ghigno atroce si dipinse sul suo volto. Il discendente del gigante miope morto di trauma cranico era lui, l'ingegnere Alasondro Altoneen.
Millenni di storia, di allenamento, di sudore si preparavano alla battaglia definitiva in un parcheggio giapponese, tra una Daihatsu Tanto, due crossover Toyota, una Honda Civic 3 porte, un albero rinsecchito ed un treno giallo fermo; nè il mare per platea, né un bosco centenario a circoscrivere il ring; solo uno squallidissimo e qualunque parcheggio .
Altrettanto fermo in una posizione di stabile allerta, un braccio davanti allo sterno e il secondo, il destro, lungo la gamba sinistra. Alasondro teneva ben stretti i due bastoni.
“Anni ed anni di Wing Chung” disse a voce bassa” Tutti i giorni mi sono allenato contro quello stupido pupazzo di legno” ansimava e schiumava rabbia fissando la lama sguainata “nel silenzio e nell'ombra ho perfezionato il mio Kali. Ho combattuto e vinto i 4 maestri; ho preso a calci in culo il signore del Sikaran. E a schiaffi quello del Panantukan. Ho umiliato il maestro del Hubud Lubud e sconfitto in soli 30 secondi il grande lottatore Dumog .”fece una pausa “Io sono immortale”concluse pronunciando le ultime parole con estrema lentezza; buttò poi gli occhi direttamente dentro quelli dell'avversario.
“Tuttopube”gridò“Sei tuttomorto” .
“Oh guarda i Buddhini”esclamò la nonna affrettando i passi verso un altare poco lontano. A lei quanto stava accadendo poteva anche interessare alla fine ma, alla sua demenza senile evidentemente no; preferiva altro. Prese Ruggero per la mano portandolo via.”Lo shintosimo ? Me piace sempre di più lo shintoismo. E' tozzo!" disse il ragazzo. Poi continuò a cantare :
“ When the storm clouds gather round you
And heavy rains descend
Just remember that death is not the end
And there's no-one there to comfort you
With a helping hand to lend
Just remember that death is not the end ...”
Il cielo si era improvvisamente coperto di nubi dense e minacciose. L'ingegner Altoneen fece la prima mossa lanciandosi velocissimo contro Tuttopube. I suoi Sinawali si muovevano velocissimi attorno al corpo che si contorceva senza offrire alla vista alcun riferimento stabile. Il segreto della sua arte era il movimento rotatorio sull'asse centrale. Tanto veloce quanto letale. Muovendosi faceva sibilare i bastoni nell'aria quasi a ferirla, a violentarne la stabilità. Sembrava un tifone del Pacifico. Irreversibile. Infinito.
Tuttopube mosse la Katana. Un movimento secco e frontale da destra in alto verso sinistra in basso.
“Dio. Porce ”.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
domenica 1 novembre 2009
sabato 31 ottobre 2009
TuttoPube il Katanese
I Sentieri della nonna, in Giappone tra domani e l'altro domani
"TuttoPube il Katanese"
Episodio* 5 di 6
Il treno era arrivato ma il viaggio era ancora lungo; raccolti gli zaini e scesi pochi scalini una nuova biglietteria attendeva i sei compagni di viaggio. Qui andò in onda la solita scenetta: ognuno per affermare la propria sagacia sosteneva la propria idea su quale fosse la direzione giusta quale il corretto autobus, il percorso più veloce o quello più economico; solo l'ingegnere, stanco di risolvere continuamente problemi non partecipava alla gara lasciando compagni carta bianca su tutto. Se ne stava in disparte e guardandosi attorno pensava tra sé e sé "Mado' sono il più alto della stazione. Nessuno è più alto di me. Questo che vantaggio sociale mi dà ?"
Milvia si era gettata su una sua coetanea giapponese chiedendole informazioni su come recarsi sull'isola di Mihajima che lei si ostinava a chiamare the Monkey's island. La signora Midori dopo aver frugato incessantemente tra le sue memorie alla ricerca di una improbabile isola delle scimmie ebbe una fortunata ispirazione “No Monkeys!!! Bambies !!! Bambie's island!!!” le indicazioni successive non furono ulteriormente ascoltate anche perchè il gruppo non si stava recando su nessuna stupida isola; quello specifico luogo, Mihajima, peraltro era stato già visto qualche giorno prima ma le capacità cerebrali di Milvia avevano definitivamente ceduto alla stanchezza, le sillabe tendevano a fondersi tra di loro e qualunque sua affermazione era di fatto un accozzaglia di suoni priva di significato.
Un secondo tentativo di dirottare il gruppo verso Shinjo, fu stoppato a pochi metri da Milvia dall'ingegnere che aveva, evidentemente e finalmente, una risposta sui vantaggi sociali della sua altezza “No Shinjo no, nè Toposhinjo né altrove tu dica di andare,” Affermò categorico. Tuttopube che per l'ennesima volta si sentiva contraddire mise mano immediatamente alla sua Katana a serramanico.
Lo scintillio dell'acciaio di Sicilia brillò in una giornata giapponese di sole.
Quella spada forgiata direttamente da Efesto, o almeno così si diceva, nelle segrete fucine dell'Etna, aveva passato indenne generazioni di Tuttipube per finire tra le sue mani, ultimo erede di una tradizione di vendette brutali, giustizia ordalica e fiumi di sangue arterioso.
La leggenda voleva che il Dio greco, convinto da Prometeo a creare l'arma più letale che si potesse maneggiare, a seguito dell'incatenamento del suo committente ad una montagna si decise a regalare a due viaggiatori le armi prodotte dalla sua incudine, dal suo martello e dal suo claudicante talento.
Una prima persona, un uomo incredibilmente alto, scelse i bastoni Filippini; al secondo, l'avo di Tuttopube per l'appunto, non rimase che la katana. Prometeo che però aveva richiesto un' arma ed una sola, profetizzò dalla montagna che una delle due avrebbe un giorno vicino o lontano, provato la sua superiorità sull'altra.
Lo scontro a memoria umana non ebbe mai luogo.
L'uomo dei bastoni filippini fu assoldato dai Pigmei che erano impegnati nella loro lunga guerra contro; un giorno, tornando da una battaglia , stanco ma soprattutto disabituato alle dimensioni delle abitazioni di quel remoto paese, , sbattè violentemente la testa contro la traversa di una porta e morì; per quanto si sostenesse quell'uomo avesse un figlio e che quel figlio fosse con lui al suo spirare non ci fu modo di rintracciare né il ragazzo né i bastoni.
Efesto cui doveva comunque esser nota la risposta d'altro canto non risolse la questione; la scomparsa del politeismo di matrice greco-romana dall'orizzonte culturale europeo fece il resto annegando definitivamente quesito e soluzione nelle melmose acque dell'oblio. Melmose almeno fino a quel momento.
“Ti uso come boa di carne” gridò ad Altoneen puntandogli contro la mai vinta lama.
“Io sono Tuttopube il Katanese ed ora anche tu proverai l'eleganza del dolore”
L'alba di un ghigno tutt'altro che sorpreso illuminò il volto dell'ingegnere.
A sabato prossimo per il quinto episodio : Nè per il mare, nè per il bosco.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
"TuttoPube il Katanese"
Episodio* 5 di 6
Il treno era arrivato ma il viaggio era ancora lungo; raccolti gli zaini e scesi pochi scalini una nuova biglietteria attendeva i sei compagni di viaggio. Qui andò in onda la solita scenetta: ognuno per affermare la propria sagacia sosteneva la propria idea su quale fosse la direzione giusta quale il corretto autobus, il percorso più veloce o quello più economico; solo l'ingegnere, stanco di risolvere continuamente problemi non partecipava alla gara lasciando compagni carta bianca su tutto. Se ne stava in disparte e guardandosi attorno pensava tra sé e sé "Mado' sono il più alto della stazione. Nessuno è più alto di me. Questo che vantaggio sociale mi dà ?"
Milvia si era gettata su una sua coetanea giapponese chiedendole informazioni su come recarsi sull'isola di Mihajima che lei si ostinava a chiamare the Monkey's island. La signora Midori dopo aver frugato incessantemente tra le sue memorie alla ricerca di una improbabile isola delle scimmie ebbe una fortunata ispirazione “No Monkeys!!! Bambies !!! Bambie's island!!!” le indicazioni successive non furono ulteriormente ascoltate anche perchè il gruppo non si stava recando su nessuna stupida isola; quello specifico luogo, Mihajima, peraltro era stato già visto qualche giorno prima ma le capacità cerebrali di Milvia avevano definitivamente ceduto alla stanchezza, le sillabe tendevano a fondersi tra di loro e qualunque sua affermazione era di fatto un accozzaglia di suoni priva di significato.
Un secondo tentativo di dirottare il gruppo verso Shinjo, fu stoppato a pochi metri da Milvia dall'ingegnere che aveva, evidentemente e finalmente, una risposta sui vantaggi sociali della sua altezza “No Shinjo no, nè Toposhinjo né altrove tu dica di andare,” Affermò categorico. Tuttopube che per l'ennesima volta si sentiva contraddire mise mano immediatamente alla sua Katana a serramanico.
Lo scintillio dell'acciaio di Sicilia brillò in una giornata giapponese di sole.
Quella spada forgiata direttamente da Efesto, o almeno così si diceva, nelle segrete fucine dell'Etna, aveva passato indenne generazioni di Tuttipube per finire tra le sue mani, ultimo erede di una tradizione di vendette brutali, giustizia ordalica e fiumi di sangue arterioso.
La leggenda voleva che il Dio greco, convinto da Prometeo a creare l'arma più letale che si potesse maneggiare, a seguito dell'incatenamento del suo committente ad una montagna si decise a regalare a due viaggiatori le armi prodotte dalla sua incudine, dal suo martello e dal suo claudicante talento.
Una prima persona, un uomo incredibilmente alto, scelse i bastoni Filippini; al secondo, l'avo di Tuttopube per l'appunto, non rimase che la katana. Prometeo che però aveva richiesto un' arma ed una sola, profetizzò dalla montagna che una delle due avrebbe un giorno vicino o lontano, provato la sua superiorità sull'altra.
Lo scontro a memoria umana non ebbe mai luogo.
L'uomo dei bastoni filippini fu assoldato dai Pigmei che erano impegnati nella loro lunga guerra contro; un giorno, tornando da una battaglia , stanco ma soprattutto disabituato alle dimensioni delle abitazioni di quel remoto paese, , sbattè violentemente la testa contro la traversa di una porta e morì; per quanto si sostenesse quell'uomo avesse un figlio e che quel figlio fosse con lui al suo spirare non ci fu modo di rintracciare né il ragazzo né i bastoni.
Efesto cui doveva comunque esser nota la risposta d'altro canto non risolse la questione; la scomparsa del politeismo di matrice greco-romana dall'orizzonte culturale europeo fece il resto annegando definitivamente quesito e soluzione nelle melmose acque dell'oblio. Melmose almeno fino a quel momento.
“Ti uso come boa di carne” gridò ad Altoneen puntandogli contro la mai vinta lama.
“Io sono Tuttopube il Katanese ed ora anche tu proverai l'eleganza del dolore”
L'alba di un ghigno tutt'altro che sorpreso illuminò il volto dell'ingegnere.
A sabato prossimo per il quinto episodio : Nè per il mare, nè per il bosco.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
sabato 24 ottobre 2009
Tra i pensieri di Montemario [4]
I Sentieri della nonna, in Giappone tra domani e l'altro domani
"Tra i pensieri di Montemario."
Episodio* 4 di 6
“Vale una promessa fatta ad un sogno?” Montemario respirava profondamente; la vista annebbiata da una cataratta che raramente gli lasciava tregua e che comunque non gliel'avrebbe lasciata ora.
“Vale una promessa fatta ad un sogno?” Era una domanda che si era posto tanti decenni fa in un viaggio del quale i ricordi si erano fusi e nascosti in un monoblocco così impenetrabile che Mikkeli non sapeva più se era in Finlandia, Norvegia o Tanzania. La Tanzania la escluse poi per non esserci mai stato ma al momento faceva rima quindi poteva far parte della lista. Quanto lo avevavno affascinato i suoni, i ritmi e le rime. Tanti anni. Tanti anni fa.
La risposta doveva essere no. Una promessa fatta ad un sogno non vale. O non dovrebbe valere vista l'inesauribile forza d'animo necessaria e francamente, pensava, anche incompatibile con la gestione di Milvia cui da qualche anno si era aggiunto anche il povero Ruggero. Non c'era più spazio neanche per pensare ad aspirare ad essere felici, figuriamoci esserlo per davvero. Pochi minuti prima aveva ri-salvato la vita alla moglie che cercando di fotografare un furetto indietreggiando piano piano aveva portato i capelli alla portata della sigaretta di un inconsapevole e distratto ragazzo giapponese. Non farle prendere fuoco alla nuca era stata impresa titanica. La cataratta era implacabile ma almeno stavolta era stata un filo più debole delle sue ancora invidiabili attenzione ed agilità. “Don't touch my brain” le aveva detto stizzita la moglie inizialmente e “"E' questo quello che intendi quando dici che devi badare alla mia vita costantemente ?" le aveva chiesto poi, molto amorevole.
“La pazienza è una virtù morta” bofonchiò tra sé e sé prima di rituffarsi nel suo silenzio, al riparo dei suoi pensieri a frugare trai i ricordi che erano come prima sempre a Mikkeli; più precisamente all'ingresso di un piccolo chalet sulle rive di uno dei mille laghi.
Non deludermi le aveva chiesto quel sogno. E lui in una notte finlandese “ Sì era la Finlandia, c'era la sauna all'ingresso dello chalet” si era ricordato, aveva promesso che non l'avrebbe fatto, che non avrebbe deluso in quel sogno la persona che glielo aveva chiesto, che non si sarebe deluso di se stesso. Quale fosse il volto cui promise quella sciocchezza invece non lo ricordava; né il nome e neanche per cosa lottare sempre e per cosa non mollare mai.
“Che scemenza, che scemenza” borbottava.
Comunque sia, la risposta era no. Una promessa fatta ad un sogno non vale.”Morirà la promessa. Meglio a lei che a me” pensava. Morirà il sogno.
Molto vivi invece erano Altoneen e Tuttopube : un presente immeritabile anche per chi come lui uccideva i suoi sogni.
“Pisellami! Ti sta dicendo quell'uccello.” Urlò Tuttopube indicando l'ennesimo airone sull'ennesimo torrente. “ Quello che hai detto è incongruente e contronatura” Rispose l'ingegnere alterato.
” Un presente immeritabile” pensò l'anziano Montemario.
Nel frattempo Milvia stava parlando al quattordicenne “Lo sai , caro, la nonna non ha la capacità di astrazione tra la carta e la realtà”
”Nonna, quello che hai detto non significa un cazzo”. Rispose Ruggero.
Ecco.
Per l'appunto.
Immeritabile.
Montemario borbottò tristi ed incomprensibili parole. “Dicevi qualcosa tesoro ?” Le chiese la nonna. “La pazienza è una virtù morta” rispose, quasi gridando. Poi sospirò amaramente "ll matrimonio è cercare di risolvere in due i problemi che non avresti da solo."
A sabato prossimo per il quinto episodio : Tuttopube il Katanese.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
"Tra i pensieri di Montemario."
Episodio* 4 di 6
“Vale una promessa fatta ad un sogno?” Montemario respirava profondamente; la vista annebbiata da una cataratta che raramente gli lasciava tregua e che comunque non gliel'avrebbe lasciata ora.
“Vale una promessa fatta ad un sogno?” Era una domanda che si era posto tanti decenni fa in un viaggio del quale i ricordi si erano fusi e nascosti in un monoblocco così impenetrabile che Mikkeli non sapeva più se era in Finlandia, Norvegia o Tanzania. La Tanzania la escluse poi per non esserci mai stato ma al momento faceva rima quindi poteva far parte della lista. Quanto lo avevavno affascinato i suoni, i ritmi e le rime. Tanti anni. Tanti anni fa.
La risposta doveva essere no. Una promessa fatta ad un sogno non vale. O non dovrebbe valere vista l'inesauribile forza d'animo necessaria e francamente, pensava, anche incompatibile con la gestione di Milvia cui da qualche anno si era aggiunto anche il povero Ruggero. Non c'era più spazio neanche per pensare ad aspirare ad essere felici, figuriamoci esserlo per davvero. Pochi minuti prima aveva ri-salvato la vita alla moglie che cercando di fotografare un furetto indietreggiando piano piano aveva portato i capelli alla portata della sigaretta di un inconsapevole e distratto ragazzo giapponese. Non farle prendere fuoco alla nuca era stata impresa titanica. La cataratta era implacabile ma almeno stavolta era stata un filo più debole delle sue ancora invidiabili attenzione ed agilità. “Don't touch my brain” le aveva detto stizzita la moglie inizialmente e “"E' questo quello che intendi quando dici che devi badare alla mia vita costantemente ?" le aveva chiesto poi, molto amorevole.
“La pazienza è una virtù morta” bofonchiò tra sé e sé prima di rituffarsi nel suo silenzio, al riparo dei suoi pensieri a frugare trai i ricordi che erano come prima sempre a Mikkeli; più precisamente all'ingresso di un piccolo chalet sulle rive di uno dei mille laghi.
Non deludermi le aveva chiesto quel sogno. E lui in una notte finlandese “ Sì era la Finlandia, c'era la sauna all'ingresso dello chalet” si era ricordato, aveva promesso che non l'avrebbe fatto, che non avrebbe deluso in quel sogno la persona che glielo aveva chiesto, che non si sarebe deluso di se stesso. Quale fosse il volto cui promise quella sciocchezza invece non lo ricordava; né il nome e neanche per cosa lottare sempre e per cosa non mollare mai.
“Che scemenza, che scemenza” borbottava.
Comunque sia, la risposta era no. Una promessa fatta ad un sogno non vale.”Morirà la promessa. Meglio a lei che a me” pensava. Morirà il sogno.
Molto vivi invece erano Altoneen e Tuttopube : un presente immeritabile anche per chi come lui uccideva i suoi sogni.
“Pisellami! Ti sta dicendo quell'uccello.” Urlò Tuttopube indicando l'ennesimo airone sull'ennesimo torrente. “ Quello che hai detto è incongruente e contronatura” Rispose l'ingegnere alterato.
” Un presente immeritabile” pensò l'anziano Montemario.
Nel frattempo Milvia stava parlando al quattordicenne “Lo sai , caro, la nonna non ha la capacità di astrazione tra la carta e la realtà”
”Nonna, quello che hai detto non significa un cazzo”. Rispose Ruggero.
Ecco.
Per l'appunto.
Immeritabile.
Montemario borbottò tristi ed incomprensibili parole. “Dicevi qualcosa tesoro ?” Le chiese la nonna. “La pazienza è una virtù morta” rispose, quasi gridando. Poi sospirò amaramente "ll matrimonio è cercare di risolvere in due i problemi che non avresti da solo."
A sabato prossimo per il quinto episodio : Tuttopube il Katanese.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserijavascript:void(0)re queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
sabato 17 ottobre 2009
La Pollopopea [3]
I Sentieri della Nonna : in Giappone tra domani e l'altro domani.
"La Pollopopea : Ruggero Vs Nonna Milvia."
Episodio 3 di 6
“Certo,due spaghetti alla sayonara ora ci starebbero proprio bene ”. Ruggero dava i primi, confusi, segni di appetito. “O anche un bel bicchiere di sushi vicino casa”pensò sfregandosi le mani. Erano quasi arrivati alla stazione “Nonna stai dormendo ?”disse poi rivolgendosi a Milvia.
“No, Ruggero caro. Sono sveglia come una faina.”rispose Nonna Milvia tradendo con la scelta del sostantivo le sue reali condizioni.
Ruggero comprese immediatamente il momento di scarsa lucidità della nonna e volle cogliere l'occasione di vendicarsi della precedente figuraccia trasferendo sulla anziana signora il ridicolo di cui si era coperto lui precedentemente. Il destino che è Dio maligno però, lo attendeva già, armato di sigaretta, pazienza e delle scarpe arancioni. Una mera questione di tempo.
Così cominciò vendicativo. “Sai nonna qui è tutto così diverso...siamo sempre stati trattati così bene. Abbiamo mangiato benissimo...”
E fino a qui tutto bene.
“La cordialità delle persone... l' accoglienza “
Fin qui tutto bene
“L'efficienza... la puntualità”
Tutto bene, tutto bene.
“Il calore...”
Il problema non è la caduta
”Il turista qui è sacro. Non come è in Europa :”
Ma l'atterraggio :
“Un pollo da mungere”.
Ruggero era partito con un clamoroso autogoal ma la nonna le era buon pari e dall'alto della sua saggezza cominciò a pontificare “E 'vero, bambino mio.” rispose “In Europa si arrampicano sugli spigoli pur di mungere i polli ”.
Pareggio: Ruggero uno, Nonna uno.
“Ma in fondo è colpa nostra,” continuò “che non riusciamo a farci rispettare e se è così questo, vedi ...”
Era In piena zona Cesarini; stava preparando la zampata della campionessa :
”Questo significa che siamo veramente dei polli da allattare.”
La Nonna sconfiggeva Ruggero 2 a 1 ma, Milvia, era noto, quando ci si metteva era veramente imbattibile. Una, forse l'unica, bestia antropomorfa cui era indiagnosticabile l'Alzaimher perchè, anche ad esserne affetti, la malattia non avrebbe comportato visibili variazioni rispetto alla abituale condotta fisica e verbale.
Ruggero era tronfio di un sorriso pieno di soddisfazione; la nonna invece ignara del senso di quanto accaduto cercava un fazzoletto con il quale asciugare un rivolo di bava all'angolo sinistro della bocca. Uu uomo sovrappeso e la sua rugiada, le venne in soccorso con il suo asciugamanino e la sua smisurata pazienza. Era Nonno Montemario che seduto lì al fianco di Nonna Milvia ne controllava sempre le condizioni psicofisiche cercando di sostenerla per come un anziano amore potesse ancora ancora fare.
Rimesso a posto l'asciugamano Nonno tornò a fissare il vuoto nello stesso punto di prima interrotto dai regolari sussulti di quel piccolo treno locale che ne spostavano lo sguardo un poco più alto, un poco più a destra. Un poco più in alto. Un poco più a destra.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserire queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
"La Pollopopea : Ruggero Vs Nonna Milvia."
Episodio 3 di 6
“Certo,due spaghetti alla sayonara ora ci starebbero proprio bene ”. Ruggero dava i primi, confusi, segni di appetito. “O anche un bel bicchiere di sushi vicino casa”pensò sfregandosi le mani. Erano quasi arrivati alla stazione “Nonna stai dormendo ?”disse poi rivolgendosi a Milvia.
“No, Ruggero caro. Sono sveglia come una faina.”rispose Nonna Milvia tradendo con la scelta del sostantivo le sue reali condizioni.
Ruggero comprese immediatamente il momento di scarsa lucidità della nonna e volle cogliere l'occasione di vendicarsi della precedente figuraccia trasferendo sulla anziana signora il ridicolo di cui si era coperto lui precedentemente. Il destino che è Dio maligno però, lo attendeva già, armato di sigaretta, pazienza e delle scarpe arancioni. Una mera questione di tempo.
Così cominciò vendicativo. “Sai nonna qui è tutto così diverso...siamo sempre stati trattati così bene. Abbiamo mangiato benissimo...”
E fino a qui tutto bene.
“La cordialità delle persone... l' accoglienza “
Fin qui tutto bene
“L'efficienza... la puntualità”
Tutto bene, tutto bene.
“Il calore...”
Il problema non è la caduta
”Il turista qui è sacro. Non come è in Europa :”
Ma l'atterraggio :
“Un pollo da mungere”.
Ruggero era partito con un clamoroso autogoal ma la nonna le era buon pari e dall'alto della sua saggezza cominciò a pontificare “E 'vero, bambino mio.” rispose “In Europa si arrampicano sugli spigoli pur di mungere i polli ”.
Pareggio: Ruggero uno, Nonna uno.
“Ma in fondo è colpa nostra,” continuò “che non riusciamo a farci rispettare e se è così questo, vedi ...”
Era In piena zona Cesarini; stava preparando la zampata della campionessa :
”Questo significa che siamo veramente dei polli da allattare.”
La Nonna sconfiggeva Ruggero 2 a 1 ma, Milvia, era noto, quando ci si metteva era veramente imbattibile. Una, forse l'unica, bestia antropomorfa cui era indiagnosticabile l'Alzaimher perchè, anche ad esserne affetti, la malattia non avrebbe comportato visibili variazioni rispetto alla abituale condotta fisica e verbale.
Ruggero era tronfio di un sorriso pieno di soddisfazione; la nonna invece ignara del senso di quanto accaduto cercava un fazzoletto con il quale asciugare un rivolo di bava all'angolo sinistro della bocca. Uu uomo sovrappeso e la sua rugiada, le venne in soccorso con il suo asciugamanino e la sua smisurata pazienza. Era Nonno Montemario che seduto lì al fianco di Nonna Milvia ne controllava sempre le condizioni psicofisiche cercando di sostenerla per come un anziano amore potesse ancora ancora fare.
Rimesso a posto l'asciugamano Nonno tornò a fissare il vuoto nello stesso punto di prima interrotto dai regolari sussulti di quel piccolo treno locale che ne spostavano lo sguardo un poco più alto, un poco più a destra. Un poco più in alto. Un poco più a destra.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserire queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà.
venerdì 16 ottobre 2009
domenica 11 ottobre 2009
In treno verso Kamikochi [2]
I Sentieri della Nonna : in Giappone tra domani e l'altro domani.
“In treno verso Kamikochi .”
Episodio* 2 di 6.
"Ho già analizzato questo problema: si tratta di un cambio logico e non fisico" La frase fu seguita da un silenzio di convinta ammirazione ed anche il vagone del treno sembrava improvvisamente essersi rischiarato di una luce di cristallina intelligenza.
Pur di essere rassicurate le persone riterrebbero valida qualunque affermazione e questa, pur priva di un significato reale, venne accolta con generale soddisfazione. Non era necessario scendere dal treno, caricarsi di nuovo gli zaini sulle spalle, litigare a voce alta davanti ad una mappa o trovarsi di fronte, di nuovo, un' altra timetable vergata unicamente in giapponese. Si sferragliava tranquilli verso la valle di Kamaguchi, infilata dalle locali divinità tra le Alpi giapponesi occidentali. Od orientali forse.
Rassicurati i compagni di viaggio, l'ingegnere si rituffò nel suo dolcetto, acquistato pochi minuti prima in un minimarket . “Sembra di mangiare una nuvola” pensava deliziato.
“Quanto fa 9400 ?”. Un ottusa oscurità ripiombò velocissima nel vagone. Ruggero, il quattordicenne tutto moda e pantaloni corti, già da tempo impastato tra pensieri evidentemente impegnativi, volendo sapere a quanto corrispondessero in euro 9400 yen, aveva eliminato dalla domanda le parti che riteneva superflue. La risposta gli venne saldata in risate e non in numeri; impermalosito ma non domo, puntando i suoi occhi verdi e inferociti verso la persona che rideva nella maniera più sguaiata, quella con un corpo di scimmia ed una testa di cazzo, e dopo aver ripetuto tra sé e sé il suo mantra “ Io porto la luce e la ragione con i miei miti e le mie fantasie.” passò alle minacce “per 10 minuti ti dò ancora alito...”. Le tenebre già dense si fecero ancora più fitte, le risate altissime. Ruggero comprese il momento ed optò per la frustrazione ed il silenzio dirigendo gli occhi oramai sconfitti sul paesaggio che sfuggiva lentamente .
Sui finestrini del treno le risaie scorrevano veloci, alternate prima a piccoli cimiteri, poi a monotoni quartieri di villini a 2 piani. Ogni tanto un airone si posava su uno specchio d'acqua; sostava con fare sicuro, infilava il becco nell'acqua, e poi, presumibilmente sazio, riprendeva il suo volo..
L'ingegnere stava sostituendo il suo Sigma 17 X 70 con il 70 X 200, un obiettivo cui la forma allungata e cilindrica aveva portato in dote il nomignolo di “pisellone”. Dopo aver fatto qualche scatto, un suo compagno di viaggio,un ragazzo prolisso, afroeuropeo ed ipertricotico, gli chiese di poter far qualche fotografia con la sua attrezzatura; dopo aver soppesato tutto quel ben di Dio, indeciso sul da farsi e con la mente tra tasti, rotelle e scritte minuscole alzando lo sguardo "Come funziona la macchinetta?" chiese; caustico l'ingegnere rispose "Devi metterci l'occhio dentro". Tuttopube sentendosi punto sull'orgoglio, squadrò l'ingegnere e motivato a riportare la battaglia dialettica su un terreno a lui più congeniale“ "Di solito gli alti e secchi ce l'hanno grosso...facciamo una gara ?" Ribattè. L'ingegner Altoneen non raccolse la provocazione; quando Tuttopube partiva così poi era impossibile fermarlo ed il repertorio era per lo più già noto; affermazioni come "Non ho le mutande, stasera sono pronto all'uso" e "Tra moglie e marito non mettere un negro" erano già state riciclate più volte. Un sorriso di circostanza e l'I-pod sarebbe stati sufficienti.
Nonna Milvia intanto, guardando distratta alle facezia dei compagni,si era completamente concentrata nel cercare di sciogliere tutti quei piccoli nodi che facevano di quel viaggio un ganglo di emozioni senza soluzione; l'età avanzata non l'aiutava ma si consolava pensando che la lucidità in fondo le era mancata sempre. Pensava ad Hiroshima incontrata in un tramonto d'agosto, pensava alle 1000 gru di Sadako ed ai suoi occhi commossi. Pensava alla grazia distante di Tsuwano dove le sue orecchie si erano placate all'ombra del silenzio di 2000 Torii rossi.
"Comunque me sa che se vinco al superenalotto me faccio tutti i denti d'oro" L'ingegnere resisteva e Tuttopube cercava di accentrare, ancora ed invano, l'attenzione su di sè.
Pensava alle colline di Nara, ad una bellissima giornata di sole, ai cervi liberi e mansueti che le sue mani d'ottuagenaria stanche e rugose avevano accarezzato in continuazione. Pensava agli incensi penetranti che l'avevano indotta in una lunga meditazione sul segreto senso della sua timida esistenza nel tempio Todai-ji di Kyoto .
"Secondo me se cagassi saresti meno alto" Tuttopube nel frattempo continuava la battaglia con l'ingegnere passando a deriderne le stitichezze.
La nonna apparentemente immune agli altrui eventi intestinali continuava a fantasticare . Solo un lieve senso di disgusto appesantiva il suo sguardo.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserire queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà . Insomma, amici miei, nessuno si senta offeso; a parte il tipo col corpo di scimmia ovviamente.
“In treno verso Kamikochi .”
Episodio* 2 di 6.
"Ho già analizzato questo problema: si tratta di un cambio logico e non fisico" La frase fu seguita da un silenzio di convinta ammirazione ed anche il vagone del treno sembrava improvvisamente essersi rischiarato di una luce di cristallina intelligenza.
Pur di essere rassicurate le persone riterrebbero valida qualunque affermazione e questa, pur priva di un significato reale, venne accolta con generale soddisfazione. Non era necessario scendere dal treno, caricarsi di nuovo gli zaini sulle spalle, litigare a voce alta davanti ad una mappa o trovarsi di fronte, di nuovo, un' altra timetable vergata unicamente in giapponese. Si sferragliava tranquilli verso la valle di Kamaguchi, infilata dalle locali divinità tra le Alpi giapponesi occidentali. Od orientali forse.
Rassicurati i compagni di viaggio, l'ingegnere si rituffò nel suo dolcetto, acquistato pochi minuti prima in un minimarket . “Sembra di mangiare una nuvola” pensava deliziato.
“Quanto fa 9400 ?”. Un ottusa oscurità ripiombò velocissima nel vagone. Ruggero, il quattordicenne tutto moda e pantaloni corti, già da tempo impastato tra pensieri evidentemente impegnativi, volendo sapere a quanto corrispondessero in euro 9400 yen, aveva eliminato dalla domanda le parti che riteneva superflue. La risposta gli venne saldata in risate e non in numeri; impermalosito ma non domo, puntando i suoi occhi verdi e inferociti verso la persona che rideva nella maniera più sguaiata, quella con un corpo di scimmia ed una testa di cazzo, e dopo aver ripetuto tra sé e sé il suo mantra “ Io porto la luce e la ragione con i miei miti e le mie fantasie.” passò alle minacce “per 10 minuti ti dò ancora alito...”. Le tenebre già dense si fecero ancora più fitte, le risate altissime. Ruggero comprese il momento ed optò per la frustrazione ed il silenzio dirigendo gli occhi oramai sconfitti sul paesaggio che sfuggiva lentamente .
Sui finestrini del treno le risaie scorrevano veloci, alternate prima a piccoli cimiteri, poi a monotoni quartieri di villini a 2 piani. Ogni tanto un airone si posava su uno specchio d'acqua; sostava con fare sicuro, infilava il becco nell'acqua, e poi, presumibilmente sazio, riprendeva il suo volo..
L'ingegnere stava sostituendo il suo Sigma 17 X 70 con il 70 X 200, un obiettivo cui la forma allungata e cilindrica aveva portato in dote il nomignolo di “pisellone”. Dopo aver fatto qualche scatto, un suo compagno di viaggio,un ragazzo prolisso, afroeuropeo ed ipertricotico, gli chiese di poter far qualche fotografia con la sua attrezzatura; dopo aver soppesato tutto quel ben di Dio, indeciso sul da farsi e con la mente tra tasti, rotelle e scritte minuscole alzando lo sguardo "Come funziona la macchinetta?" chiese; caustico l'ingegnere rispose "Devi metterci l'occhio dentro". Tuttopube sentendosi punto sull'orgoglio, squadrò l'ingegnere e motivato a riportare la battaglia dialettica su un terreno a lui più congeniale“ "Di solito gli alti e secchi ce l'hanno grosso...facciamo una gara ?" Ribattè. L'ingegner Altoneen non raccolse la provocazione; quando Tuttopube partiva così poi era impossibile fermarlo ed il repertorio era per lo più già noto; affermazioni come "Non ho le mutande, stasera sono pronto all'uso" e "Tra moglie e marito non mettere un negro" erano già state riciclate più volte. Un sorriso di circostanza e l'I-pod sarebbe stati sufficienti.
Nonna Milvia intanto, guardando distratta alle facezia dei compagni,si era completamente concentrata nel cercare di sciogliere tutti quei piccoli nodi che facevano di quel viaggio un ganglo di emozioni senza soluzione; l'età avanzata non l'aiutava ma si consolava pensando che la lucidità in fondo le era mancata sempre. Pensava ad Hiroshima incontrata in un tramonto d'agosto, pensava alle 1000 gru di Sadako ed ai suoi occhi commossi. Pensava alla grazia distante di Tsuwano dove le sue orecchie si erano placate all'ombra del silenzio di 2000 Torii rossi.
"Comunque me sa che se vinco al superenalotto me faccio tutti i denti d'oro" L'ingegnere resisteva e Tuttopube cercava di accentrare, ancora ed invano, l'attenzione su di sè.
Pensava alle colline di Nara, ad una bellissima giornata di sole, ai cervi liberi e mansueti che le sue mani d'ottuagenaria stanche e rugose avevano accarezzato in continuazione. Pensava agli incensi penetranti che l'avevano indotta in una lunga meditazione sul segreto senso della sua timida esistenza nel tempio Todai-ji di Kyoto .
"Secondo me se cagassi saresti meno alto" Tuttopube nel frattempo continuava la battaglia con l'ingegnere passando a deriderne le stitichezze.
La nonna apparentemente immune agli altrui eventi intestinali continuava a fantasticare . Solo un lieve senso di disgusto appesantiva il suo sguardo.
* Le frasi evidenziate in corsivo sono state realmente pronunciate in terra giapponese da persone reali. I 6 episodi che compongo questo piccolo racconto vogliono cercare di inserire queste battute altrimenti sparse e senza nessi in un contesto coerente. I personaggi che compaiono, fortemente caricaturati, non possono e non vogliono quindi avere alcuna attinenza con la realtà . Insomma, amici miei, nessuno si senta offeso; a parte il tipo col corpo di scimmia ovviamente.
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